
“L’officina di Trento è nata col concetto di dare lavoro alla regione dove era nato Caproni”. Questo è l’incipit di un promemoria del gennaio 1953, proveniente dall’Archivio Caproni, oggi conservato presso l’Archivio provinciale di Trento. Sono le prime parole di un elaborato di alcune pagine, ma bastano per dare il senso di un’iniziativa.
Gianni Caproni è un affermato industriale aeronautico con base a Milano. È originario di Arco, in Trentino, una mite cittadina vicina al lago di Garda. Qui, dopo la crisi economica del ’29, egli avvia una scuola industriale. È il 1935 e vuole formare bravi operai meccanici da impiegare nelle sue Officine di Milano e Saronno, dove prendono forma gli aerei. Desidera rendersi utile al paese natale cui è affezionato e intende dare un’opportunità ai tanti giovani bisognosi di un impiego. Sa anche che poter attingere manodopera tra la sua gente, può voler dire trovarla affidabile e volonterosa, di buona famiglia.
Nel 1937 al posto della scuola fa costruire una fabbrica, l’Officina meccanica di Arco, inaugurata l’anno successivo. All’inizio vi trovano impiego circa trenta persone, di Arco, dei comuni vicini, alcuni di ritorno dalla Lombardia. Nell’azienda viene concentrata la produzione di componenti meccaniche per l’industria aeronautica. La costruzione dei telai e delle cellule degli aerei è affidata invece allo stabilimento di Trento, il Cantiere aeronautico di Gardolo, dove vengono effettuate anche le riparazioni. Le due realtà lavorano in filiera: Arco fornisce le parti meccaniche che vengono poi assemblate a Gardolo. Quest’ultimo polo nasce nel 1937 come succursale della Società Aeroplani Caproni con sede a Milano-Taliedo, ma nel 1940 diventa autonoma e con Arco formano l’industria Aero Caproni Trento. Una realtà che in breve tempo darà lavoro a 1.500 persone, grazie anche alle abbondanti commesse di guerra. ( Alberto Ianes)




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